DIARIO DI BORDO PRIMA MOBILITA’ (23-30 novembre 2019)
Progetto Erasmus + KA1 n° 2019-1-IT02-KA101-061159
“Osserva, impara e diffondi buone pratiche di inclusione da esempi europei”

23/11/2019

Ore 8.00 del mattino, corso Bolzano. Eccoci qui! Dopo mesi di organizzazione siamo in partenza per Granada e lasciamo un grigio e piovoso sabato torinese di novembre alle ore 8.00 per raggiungere in autobus l’aeroporto di Milano Malpensa. Decollo alle ore 12.45 e atterraggio puntuale all’aeroporto di Granada alle 13.10. Ad aspettarci c’è il nostro taxista Roberto che ci guida attraverso tortuose strettissime stradine della collina di Granada fino in hotel (“La luna en el Alba”) nel quartiere arabo Albayzin.

Carlo e Francesco ci attendono e danno il benvenuto in una piccola piazzetta affollatissima di turisti seduti a gustare tapas sotto un tiepido sole quasi estivo. Sono 2 studenti Erasmus tirocinanti presso l’agenzia Europrojectos che ha gestito il nostro soggiorno a Granada. Sono rari, in tutta la Spagna, i quartieri suggestivi come l’Albayzin e il nostro primo desiderio è subito quello di scaricare i bagagli in hotel e inoltrarci nella città per scoprire la magia del luogo.

Patrimonio Unesco, insieme ad Alhambra e Generalife, il rione arabo della città unisce storia, tradizioni e folklore, ed è un luogo fuori dal tempo. Ci avventuriamo, e quasi “perdiamo”, esplorando i vicoli contorti, salendo e scendendo scale e ripide stradine di ciottoli e girando ogni angolo in cerca di uno scorcio suggestivo. Ci troviamo di fronte alla maestosità dell’Alhambra e siamo circondate da stradine che potrebbero tranquillamente essere di una città marocchina: tappeti e tessuti, gioielli e lampade colorate, oggetti d’ogni genere che rispecchiano il migliore artigianato arabo, riempiono negozietti nei quali è piacevole entrare anche solo per guardarsi intorno e sentire il profumo degli incensi o delle spezie. Ogni scorcio suggerisce uno scatto unico (abbiamo fatto più di 300 foto in una settimana,) ma è dai mirador dell’Albayzin, in particolare dal Calle Mirador San Nicolas, che rimaniamo colpite davanti alla maestosa e incantevole vista dell’Alhambra, un’ imponente cittadella in cima a una collina che si staglia di fronte alle cime della Sierra Nevada.

Camminando per la città cosa ci stupisce è l’incredibile quantità di giovani e veniamo a sapere che Granada è proprio la meta che attrae ogni anno migliaia di studenti universitari in mobilità con progetti Erasmus, sia per l’ottima qualità degli atenei e per il costo della vita contenuto, sia per la magica atmosfera della città che offre molte opportunità anche di lavoro per chi vuole fermarsi. E’ sorprendente, ma il numero dei residenti in Granada quasi raddoppia nel periodo invernale!

Siamo arrivate da solo mezza giornata, ma abbiamo camminato più di 14 km, in lungo e in largo, e sembra di essere arrivate già da una settimana!

24/11/19

Alle ore 8.30 ci raggiunge in Hotel Marco Taibi, un ragazzo italiano che lavora presso l’agenzia Europrojectos, un’organizzazione che il nostro partner di Granada, il Colegio San Raphael, ci ha consigliato di contattare per gestire i transfer e la sistemazione in hotel. Marco ci illustra in un primo momento le attività di cui si occupa l’agenzia per cui lavora, e descrive i progetti di mobilità e tirocini professionali che gestiscono per studenti Erasmus+, dal 1995, sia per studenti delle scuole superiori sia per universitari da Irlanda, Inghilterra, Olanda e Polonia, principalmente.

Nell’ambito del tema dell’integrazione e della disabilità su cui si basa il nostro progetto, il resto della mattinata viene dedicata alla presentazione dell’associazione Once (National Organization of Spanish Blind People). La storia delle origini di questa organizzazione ci ha molto incuriosite, poichè è nata intorno agli anni trenta del secolo scorso come associazione di piccoli gruppi di non vedenti che introdussero le prime lotterie a scopo di autofinanziamento, in un paese depresso socialmente ed economicamente. Dopo un periodo di condivisione e negoziazione con l’amministrazione di quel tempo, il 13 dicembre 1938, nacque ufficialmente l’ organizzazione nazionale dei ciechi spagnoli (ONCE) e nel suo decreto istitutivo le venne concesso l’emissione, per il suo degno sostentamento, del così detto ”coupon “prociegos”. Il primo sorteggio si tenne l’8 maggio 1939 e da quel momento in poi la lotteria divenne una vera e propria componente della vita degli spagnoli! Abbiamo visto banchetti Once in giro per la città che vendevano biglietti della lotteria, come succede in Italia nel periodo natalizio per la lotteria di Capodanno. Oltre alla vendita di coupon, i non vedenti spagnoli aspiravano anche alla formazione e allo sviluppo di determinate professioni e così, negli anni ’60, furono creati centri di formazione pionieristici per il tempo: la scuola per telefonisti e il centro di formazione professionale o la scuola universitaria di fisioterapia per ciechi. Sono stati i primi veri e propri traguardi verso l’uguaglianza e l’integrazione sociale e lavorativa. Nell’ambito di questi piani, sono stati creati centri educativi, iniziative culturali, biblioteche, scuole di Braille e varie forme di supporto per la riabilitazione.  Con il passare degli anni ONCE ha assunto sempre maggiori impegni, sviluppando il suo portafoglio commerciale e raggiungendo una posizione esemplare e pionieristica nel mondo della disabilità.

Nel 1992 la Spagna vive il sogno olimpico e paraolimpico e gli atleti con disabilità raggiungono livelli sportivi senza precedenti, insegnando al mondo l’importanza della dedizione, della determinazione, dello sforzo e della solidarietà.  Nello stesso anno,  all’’Esposizione Universale di Siviglia, il padiglione ONCE e la sua Fondazione hanno mostrato a migliaia di visitatori le capacità delle persone con disabilità e la portata delle entità che lavorano nella direzione dell’integrazione.  L’ONCE cerca di offrire lavoro a persone non vedenti e ad altre persone diversamente abili e di dimostrare all’imprenditorialità le loro capacità anche partecipando a convegni e a forum internazionali. Il 21° secolo si apre con la preminenza assoluta delle nuove tecnologie dell’informazione e ONCE sta investendo tutti i suoi sforzi nella direzione dell’accessibilità, in particolare investendo nella telefonia mobile adattata, nei dispositivi di conversazione integrati di produzione, nelle App con infinite utilità ecc.

Ci ha davvero sorprese come un’organizzazione, nata quasi per gioco, abbia raggiunto una tale sorprendente posizione nel mercato economico e, curiosando in rete, abbiamo trovato articoli sui nostri quotidiani che ne elogiano il successo:

http://www.corriere.it/buone-notizie/18_gennaio_02/once-da-lavoro-150-mila-ciechi-grazie-biglietti-lotteria-24712fcc-efa9-11e7-ae90-7494db7ac3d7.shtml ; https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/09/07/ma-negli-affari-non-sono-ciechi.html

Trascorriamo il resto della nostra giornata a Granada visitando il Carmen de los Mártires in una incantevole e tiepida giornata autunnale, fra un tripudio di colori. Il Carmen è un bellissimo parco di Granada, nella zona sud e vicino al trafficato palazzo dell’Alhambra, ancora sconosciuto alla maggior parte dei turisti. Situato nel cosiddetto Campo de los Mártires, deve le sue origini all’eremo e successivo convento dei Carmelitani Scalzi, fondato nello stesso luogo nel 1492. Questo Carmen (tipico giardino di Granada) è forse il più monumentale della città, non solo per le sue dimensioni e per la qualità dei suoi giardini, ma anche per la considerevole permanenza di elementi originali risalenti alla sua fondazione, secondo un progetto proprio del XIX secolo. Grazie a un recente progetto di restauro, si possono ammirare diversi stili ornamentali: il giardino francese, il giardino inglese, la zona romantica del lago, l’orto, il bosco o labirinto, ecc. Il luogo ideale dove ci rilassiamo passeggiando di fronte alla splendida Sierra Nevada. Per non risparmiarci nulla dell’atmosfera spagnola, concludiamo la serata con il classico spettacolo di flamenco in una ‘cueva’!

25/11/19

Alle ore 8.30 Susy e Youenn, altri due studenti Erasmus, ci raggiungono in hotel per accompagnarci alla visita della prima scuola, l’istituto IES Frays Luis in centro. Lasciare il quartiere dell’Albayzin per scendere nella parte moderna di Granada, è come trasferirsi in un’altra città! Le vie della zona moderna più popolare sono caotiche, trafficate e le case sono trascurate, rispetto a quelle del quartiere arabo dove tutto è curato nei minimi particolari e dove i balconi di ferro battuto e piastrelle colorate sono un tripudio di vasi di fiori multicolori!

Arrivati a scuola, la prima cosa che ci stupisce è vedere la presenza di tanti ragazzini piccoli e il primo dubbio che ci assale è di aver sbagliato scuola!!! Le pareti sono tappezzate da cartelloni, collage e disegni e il pavimento pieno di palloncini colorati, come in una nostra scuola secondaria di primo grado.

Ci accoglie nella hall della scuola il dirigente, il prof. Miguel Angel Honrubia Sanches, insieme alla dott.ssa Vanessa Cruz Martines, l’’orientadora’ dell’istituto, con funzioni di councellor e formatore dei coordinatori di classe, il docente di sostegno, il prof. Augustine, e il professore di matematica. Nel suo ufficio il dirigente, molto accogliente e amichevole, ci chiarisce subito il motivo per cui ci sono ragazzini piccoli nella scuola in Spagna, al ciclo della scuola primaria segue, dai 12 ai 18 anni, l’istruzione secondaria, che comprende le seguenti fasi:

  1. l’Educación Secundaria Obligatoria – E.S.O. (istruzione secondaria obbligatoria, da 12-16 anni), che consente l’ingresso al Bachillerato o alla Formación Profesional Específica de Grado Medio.

  2. il Bachillerato (da 16-18) che prepara per poter accedere all’università, e la Formación Profesional Específica de Grado Medio che aiuta a inserirsi nel mondo del lavoro.

  3. i “Programas de Garantía Social” (programmi di garanzia sociale) che sono organizzati per quegli alunni che non raggiungono gli obiettivi dell’istruzione secondaria, in modo che ricevano una formazione professionale di base

Veniamo a sapere che l’anno scolastico spagnolo è di 175 giorni di lezione, fra la prima quindicina di settembre e fine giugno e che le scuole sono aperte cinque giorni a settimana, con una media settimanale di 25 lezioni a livello di scuola primaria e 30 lezioni a livello di scuola secondaria inferiore. Ogni singola lezione dura mediamente di 55 minuti e una classe può essere costituita da un massimo di 25 alunni nella scuola primaria e 30/35 nella scuola secondaria inferiore.

La divergenza più lampante rispetto al sistema italiano è la nostra abitudine a frequentare cinque anni di scuola secondaria di secondo grado, mentre in Spagna ufficialmente sono solo due anni anche se in realtà poi così non è, infatti il 3° de E.S.O. spagnolo equivale, come programmazione didattica, al 1° liceo del nostro Ordinamento italiano, il 2° E.S.O. al 2° liceo e così via; di fatto, tutto questo, poco importa in quanto la loro laurea a ciclo breve poi si basa su quattro anni, contro i tre dell’università italiana. Oltre a ciò non esiste una differenziazione tra istituti professionali, tecnici e licei come in Italia, ma ogni studente frequenta un unico “bachillerato” per poi scegliere eventuali materie opzionali, secondo i propri interessi e propensioni, oppure in base al futuro campo di specializzazione in università.

Il direttore ci illustra, poi, le caratteristiche della sua scuola che dall’ a.s. 2006-2007 è un centro bilingue con un programma basato sulla metodologia CLIL, che integra il contenuto di aree non linguistiche con obiettivi linguistici, in questo caso l’inglese. Il coordinatore del progetto, Ezequiel Álvarez Anguita, è coadiuvato da uno o più  assistenti di conversazione  che vengono assegnati tramite la Junta de Andalucía, il Centro di lingue moderne o il programma Erasmus +. I dipartimenti coinvolti nel progetto bilingue sono i dipartimenti delle aree linguistiche (spagnolo, inglese e francese) e un numero di professori provenienti da alcune aree non linguistiche, tutti certificati con esami Cambridge o sostenuti presso enti certificatori spagnoli. Nei primi 4 anni è previsto l’insegnamento disciplinare in lingua inglese per un minimo di almeno 9 ore su 30 settimanali (biologia, musica, geografia-storia, matematica, ed educazione fisica), a seconda degli anni. Vengono utilizzati materiali didattici predisposti dalla scuola, poiché i testi inglesi sono molto difficili.

Le aree non linguistiche coinvolte nei diversi corsi sono le seguenti:

  • 1 ° ESO : biologia e geologia, matematica e musica.

  • 2 ° ESO:  geografia e storia, matematica e musica.

  • 3 ° ESO : biologia e geologia e geografia e storia.

  • 4 ° ESO:  geografia e storia ed educazione fisica.

  • 1 ° diploma di maturità:  Matematica I, Storia del mondo contemporaneo ed educazione fisica.

  • 2 ° diploma di maturità : educazione fisica.

Affrontiamo poi il tema che a noi interessa maggiormente, l’inclusione scolastica in Spagna. Come in Italia, anche in Spagna il sistema scolastico è basato sul principio dell’inclusione delle persone diversamente abili, cosa non cosi scontata in altri paesi dell’Unione Europea, ma in realtà notiamo molte differenze rispetto al nostro paese. Anche se tutti gli alunni frequentano scuole comuni, ad eccezione di situazioni di altissima gravità in cui si ritenga che tale frequenza comporterebbe risposte non sufficientemente adeguate alle necessità dell’alunno, l’ IES Frays Luis accoglie studenti che presentano bisogni lievi/medi e non casi gravi che, invece, vengono destinati a scuole “speciali” e nella scuola c’è 1 solo docente per tutti gli allievi che li aiuta in 3 discipline: spagnolo, matematica e inglese.

Troviamo molto utile la presenza della dott.ssa Vanessa Cruz Martines, orientatrice e formatrice che nei 4 anni dai 12-16 dedica 1h settimanale all’insegnamento delle soft skills.

Il professore di matematica, docente nelle classi bilingue, ci parla di alcuni progetti a cui ha partecipato e ci confrontiamo sulle tecniche didattiche e modalità di valutazione delle classi e gestione di problematiche comuni . Scopriamo che a fine trimestre c’è un’unica valutazione che si ottiene con un esame finale di periodo e la cui data è fissata all’inizio dell’anno, che non vengono utilizzati i dispositivi personali (smart phone) per l’attività didattica, che ogni aula ha la LIM e le aule appaiono con un arredamento tradizionale. E’ in uso il registro elettronico e, nonostante la volontà di adottare tecniche didattiche più moderne, spesso il clima vivace della classe rende inevitabile ricorrere alla tradizionale lezione frontale.

Siamo poi accompagnati a visionare la scuola, la sala docenti, l’aula di dipartimento e alcune classi e abbiamo occasione di parlare con i singoli professori del loro lavoro, programmi, metodi, strategie di lavoro e integrazione, orari e progetti. Alla luce del fatto che la scuola vede l’internazionalità e l’apertura all’Europa come suo fiore all’occhiello (sono, infatti, in atto scambi con altre città europee per i quali gli studenti preparano un tour virtuale della città per i partner stranieri e lo inviano per permettere di conoscerla meglio) ipotizziamo una futura collaborazione per scambi e/o progetti E-twinning.

Il direttore ci spiega poi che in Spagna il reclutamento del preside avviene a seguito di un numero congruo di anni, circa 10, di vicepresidenza e della presentazione di un progetto che viene valutato da parte dei docenti, genitori e studenti dell’istituto; in seguito il preside è”scelto” per 4 anni, al termine dei quali può presentare un altro progetto o ritornare a fare il docente. Nel periodo in cui svolge il ruolo di preside continua a svolgere il ruolo di docente nelle classi. I docenti lavorano a scuola 25 ore/settimana e lo stipendio varia da 1700-2300 euro al termine della carriera.

L’incontro si conclude con un caffè nel bar della scuola e con lo scambio di indirizzi per poter rimanere in contatto in futuro. Il personale è stato molto accogliente e riteniamo che il confronto sulle nostre modalità di lavoro e lo scambio di opinioni e idee sia stato un vero arricchimento.

Trascorriamo il pomeriggio nel cuore dell’Albaicín, tra le strade tortuose che scendono verso il fiume Darro, sotto la sagoma de La Alhambra, e visitiamo la Casa nobiliare Zafra di Nazari. Dalla strada vediamo solo un’imponente costruzione solida senza aperture e non è possibile vedere l’interno. Questa è una caratteristica tipica delle abitazioni islamiche, dove l’intimità della vita domestica è nascosta agli occhi indiscreti e si svolge invece attorno al cortile, dove scorre sempre l’acqua e cresce la vegetazione.  Ogni casa del quartiere di Albayzin è da scoprire e racchiude questo segreto intimo mondo domestico, fatto di giardini nascosti, fontane, ruscelli e piante di arance.

26/11/19

Alle ore 8.30 Patricia, un’altra studentessa Erasmus, ci accompagna al Colegio Sagrada Familia, Fondazione Caja-Granada, dove ci accoglie la dott.ssa Gloria Lopez Garzon, coordinatrice del centro e autrice di materiale didattico specifico per bambini sordi (dal titolo “Enseñame a hablar”).

Ci racconta la storia del centro che da 64 anni si occupa di studenti con bisogni educativi speciali: deficit uditivi, autistici e con disturbi psichici. Il personale del centro comprende tutor, specialisti, educatori, addetti all’amministrazione e ai servizi, per un totale di 41 lavoratori che collaborano insieme per garantire a tutti gli studenti la massima autonomia. L’offerta del centro è:

  • FBO (formazione di base obbligatoria): da 3/15 anni in 12 aule

  • PFTVAL (programmi di formazione per adulti e lavoro in transizione): da 16/20 anni in 2 aule e laboratori.

Per noi è un mondo sconosciuto e vedere l’entusiasmo e la passione con cui la dottoressa ci racconta il suo lavoro è commovente. La metodologia utilizzata nel centro è strutturata in due blocchi: metodologia orale, o metodo verbo tonale, e lingua dei segni. Con l’uso di queste due metodologie il centro risulta essere bilingue , poiché viene usata sia la lingua orale sia la lingua dei segni durante le attività didattiche.

La dottoressa ci porta poi a conoscere i suoi piccoli allievi a cui è stato impiantato un impianto cocleare, una specie di orecchio artificiale elettronico in grado di ripristinare la percezione uditiva nelle persone con sordità profonda, quando gli apparecchi acustici non ottengono il risultato sperato. Ci mostra, con un esercizio, come i piccoli allievi gradatamente riescono a riacquisire una forma di linguaggio adeguata per comunicare e che permetterà loro di inserirsi nelle scuole normali, se non sono presenti altre forme di deficit cognitivo. Gli studenti sono distribuiti in classi per livelli di “competenze” e non per età. Le classi, ciascuna affidata a 1 docente, possono essere di 4 o 8 studenti, a seconda del livello di gravità, e si presentano senza particolari strumentazioni tecnologiche, hanno un arredamento tradizionale, e sono utilizzati libri e quaderni strutturati per le attività di ciascuno studente.

Raccontiamo a Gloria che l’integrazione nelle scuole italiane è molto diversa e lei ci spiega che nelle scuole normali non è possibile dedicare la stessa cura e le attenzioni necessarie che i ragazzi con bisogni speciali necessitano, soprattutto per il numero elevato di studenti per classe. Senza una didattica individualizzata sarebbero abbandonati a sé stessi: l’attenzione individuale è la garanzia del successo e dell’inserimento successivo nella secondaria (16 anni) , se vengono raggiunti i livelli necessari. Tutti i docenti hanno competenze specifiche in campo pedagogico, oltre che disciplinari, e il tempo a scuola si svolge in attività personalizzate per ciascuno, con un’attenzione speciale alle esigenze di ognuno. La visita è emotivamente toccante perché entriamo in tutte le classi e gli studenti, incuriositi dalla nostra presenza, provano a relazionarsi con noi facendoci vedere i loro lavori. Non possiamo stare a lungo nelle classi, purtroppo, per non disturbare lo svolgimento delle lezioni e ci dirigiamo nel laboratorio di ceramica, dove alcuni studenti producono piccoli oggetti e gioielli.

Gloria ci porta a visitare tutte le classi e ci chiarisce ancora le modalità di inclusione in Spagna: dopo un esame delle necessità e delle potenzialità dell’alunno, si concretizzano programmi personalizzati che ne assicurino l’entrata, la permanenza e lo sviluppo delle abilità all’interno del sistema educativo. Tale sistema organizza le risorse necessarie per alunni con bisogni educativi speciali (sia di tipo temporaneo che permanente) al fine di raggiungere gli obiettivi stabiliti dal programma curriculare. Il metodo di insegnamento è quindi adattato alle necessità degli studenti.

La visita è molto interessante, anche se restiamo un po’ perplesse perché alcuni alunni che incontriamo nella struttura non sono molto diversi da nostri allievi con bisogni educativi speciali, perfettamente integrati e che lavorano, svolgono uscite didattiche, progetti e attività insieme agli allievi normodotati . Il lavoro è sicuramente più mirato e individualizzato, ma il concetto di integrazione totale viene sicuramente a mancare. Gloria ascolta le nostre perplessità, ma ribadisce che l’attenzione della scuola speciale crea maggiore serenità e sicurezza negli allievi e nelle loro famiglie.

Dopo la visita al Colegio Sagrada Familia, il nostro pomeriggio prosegue con la visita culturale all’ Alahambra, simbolo di Granada e della sua ricca storia e una delle attrazioni top dell’Andalusia. L’Alhambra è un palazzo-fortezza arabo di incredibile bellezza situato sulla cima di un’altura, chiamata La Sabika. Insieme ai giardini del Generalife e all’Albaizyn è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. All’interno delle alte e rosse mura della fortezza si ergono i meravigliosi e decorati palazzi degli emiri arabi. Dell’antica cittadella sono sopravvissuti solamente i bastioni e alcune torri, come la Torre de la Vela, la Torre di Guardia, dalla quale si può ammirare un magnifico paesaggio sulla città, sulla Pianura e sulla Sierra Nevada ed è proprio in questo luogo, nel 1492, che furono innalzati gli stendardi della Reconquista. Alle ore 17.00 abbiamo la prenotazione al Palacio Nazaries, il più bel palazzo arabo in Europa composto da tre edifici: il Mexuar, il Palacio de Comares, o di Yusuf I, e il Palacio des los Leones, o di Mohammed V. Tutti gli edifici sono uniti metaforicamente da un elemento: l’acqua, fonte di vita. Non si può immaginare il numero di foto che abbiamo scattato e, proprio perché abbiamo dedicato tanto tempo a fotografare la vista mozzafiato dall’alto del palazzo, non riusciamo a visitare il Generalife e i meravigliosi giardini della residenza estiva del sultano…..l’Alhambra chiude alle ore 18!

27/11/19

Alle ore 8.30 Susy e Youen ci raggiungono in hotel per accompagnarci a visitare un altro centro, la Ciudad de los Ninos, un’opera sociale fondata nel 1950 dal fratello Carlos Fernández Dorador. Ci accoglie Paqui Arquilla, la direttrice, che ci presenta la struttura in cui lavora da anni e che coordina insieme a uno staff di docenti ed educatori. L’ambiente è molto diverso dalle scuole visitate nei primi giorni di job shadowing, perché il centro accoglie tutti coloro che manifestano potenziali o reali difficoltà di rischio psicosociale che ostacolano il loro processo di realizzazione personale e inserimento sociale e lavorativo , disagio di natura socio-famigliare, economica, scolastica e comportamentale. Ciò che è nato in origine come alternativa per i bambini di strada è diventato oggi una casa e un centro di riferimento per molti bambini, non solo a Granada e nella sua provincia, ma anche per i giovani di altre province o nazionalità.

La direttrice non ci consente di visitare le classi e partecipare alle lezioni perché il problema della gestione della disciplina non è facile e la presenza di estranei potrebbe compromettere l’equilibrio all’interno della classe. La Ciudad de los Ninos è un centro di compensazione educativa e offre una casa, una formazione e una salvaguardia dai rischi della vita di strada a ragazzi con gravi forme di disagio sociale e problemi economici che non consentono l’integrazione con altri studenti/ragazzi, se non con quelli che condividono la stessa situazione.

La direttrice ci racconta come le difficoltà che devono affrontare ogni giorno siano molte e nel loro progetto scolare sono previsti 3 tipi di accoglienza:

  • un progetto scolare con 200 alunni (infanzia+primaria+secondaria) e altri 200 ( professionale per meccanici e informatici) con un personale di 50 persone, tra docenti ed educatori
  • una residenza scolare da lunedì a venerdì con 90 alunni tra cui anche 15 minori non protetti
  • un progetto per >18 anni per integrazione lavorativa (abbiamo visitato la falegnameria del centro, e incontrato 3 ragazzi con il loro docente).

Partecipa alla riunione anche un docente che ci illustra la modalità con cui ogni insegnante, alla fine di ogni ora di lezione, segnala su un foglio affisso sulla porta della classe la valutazione del comportamento e della partecipazione di ogni allievo alla lezione, per monitorare costantemente l’andamento del processo educativo. I contatti con le famiglie sono costanti, in quanto vengono considerate l’elemento principale nel processo educativo dei propri figli, e vengono supportate con interventi educativi e attraverso diversi programmi, anche di scuola domestica (nel caso di assenteismo scolastico) e di residenza di protezione. Vengono organizzate anche attività per il tempo libero, visto come elemento complementare e compensativo dello sviluppo integrale di bambini e giovani.

Il contesto di lavoro dei docenti in un centro come la Ciudad de los Ninos è sicuramente un’impegnativa sfida quotidiana ma, nonostante le difficoltà evidenti, percepiamo la passione della direttrice per il suo lavoro. A ragazzi che vivono un tale disagio sociale, un clima di convivenza basato sui valori di responsabilità e rispetto, di regole condivise in un’atmosfera di gioia, in un clima di casa e fiducia reciproca tra educatori e studenti, rende possibile l’azione guida nelle diverse situazioni e conflitti.

Il centro collabora attivamente con diversi progetti nell’ambito del programma Erasmus+ accogliendo volontari, tra i 18 ei 30 anni, per un periodo di lavoro e collaborazione con il personale della Ciudad de los Ninos da 2 a 12 mesi. La nostra visita si conclude con la visita al laboratorio di falegnameria.

L’esperienza del centro è una realtà a cui non siamo abituate, umanamente molto toccante, e la nostra conclusione è quanto sia assurdo lamentarsi, talvolta, dei nostri ragazzi, dei problemi quotidiani che affrontiamo in classe e che non sono nulla a confronto dell’impegno emotivo ed umano del personale che abbiamo incontrato.

Decidiamo di trascorrere il pomeriggio da turiste e di raggiungere il mare della Costa del Sol e godere della splendida giornata di sole. Affittiamo un’auto per raggiungere la città di Malaga e in un’ora e mezzo di viaggio, attraverso lo splendido paesaggio di ulivi e colline, giungiamo a destinazione nel primo pomeriggio. Passeggiamo senza meta e godiamo del clima quasi estivo di Malaga, la cui splendida spiaggia “La Malagueta” è affollata di turisti al sole! Ci addentriamo nel porto turistico e lungo il Paseo Parque ci cattura la vista del Castello di Gibralfaro, una fortezza costruita nel XVI secolo unito alla Fortezza Alcazaba da una lunghissima muraglia. Dalla struttura è possibile vedere la Plaza de Toro e il Teatro Romano, una struttura che risale al I secolo dopo Cristo e scoperta nel 1951 ai piedi dell’Alcazaba. Sfortunatamente il tempo a disposizione è poco, per cui ci fermiamo solo per qualche foto davanti al museo di Picasso e ci avventuriamo per le stradine affollate del centro per raggiungere la splendida cattedrale circondata da un giardino di aranci. Incantevole! L’ora del rientro si avvicina e ripartiamo per Granada percorrendo la strada lungo il litorale per godere degli splendidi colori del tramonto sul mare.

28/11/19

Alle ore 8.30 Susy ci aspetta nella hall dell’hotel per accompagnarci alla visita del monastero di San Jeronimo, prima della visita al Colegio San Rafael, il nostro partner principale del progetto, alle ore 11.

Il Monastero agostiniano di Girolamo si trova nel centro di Granada ed è dedicato a San Girolamo di Stridone, il patrono della città. La costruzione del monastero gotico iniziò nel 1504, dopo che la coppia reale cattolica si stabilì in città. All’ingresso della chiesa notiamo, come in molte altre chiese della città, che vengono venduti biscotti e dolcetti preparati dalle suore in clausura che abitano nel monastero, distribuiti attraverso una porta rotante. All’interno del monastero il chiostro è un giardino di aranci e l’interno della chiesa colpisce per il gigantesco altare, opera di Pablo de Rojas, con icone che descrivono la grandezza di Gonzalo Fernández de Córdoba (noto anche come Gran Capitano), un ex duca sepolto insieme alla moglie, nella chiesa del monastero.

A pochi passi dal monastero raggiungiamo il Colegio di educazione speciale clinica San Rafael, un centro appartenente all’Ordine dell’Ospedale di San Juan de Dios, attivo dal 1959. Ci accoglie il direttore Avi e la psicologa Marisol Sanchez Carrion, molto simpatica e disponibile, che ci guida nella visita dell’istituto che assiste circa 70 studenti con disabilità, dall’età di 3 anni fino a 21 anni.

La struttura ha un aspetto ospedaliero, le pareti sono colorate con tinte tenui ed è molto moderno e con attrezzature all’avanguardia. Le aule sono piccole, colorate, dotate di materiale didattico, materassi, costruzioni per attività e giochi e sono occupate da un massimo di 4/5 bambini assistiti da 1/2 insegnati, a seconda della gravità dei casi. Ne visitiamo alcune dove ci colpisce subito lo sguardo amorevole e la dedizione con cui il personale lavora con i piccoli allievi.

Il centro è composto da 10 unità scolastiche: 8 unità di istruzione di base obbligatoria (FBO) e 2 unità per il passaggio alla vita adulta e professionale (PFTVAL) e un laboratorio professionale per i giovani oltre 21 anni. La psicologa ci guida per l’istituto e mostra ogni aula speciale dove vengono svolte attività finalizzate a valorizzare le singole potenzialità di ogni alunno; le aule sono ben attrezzate non solo con computer e LIM, ma anche con cucine per insegnare ai ragazzi l’autonomia della vita pratica quotidiana. Marisol ci spiega che molti ragazzini, dopo aver frequentato scuole normali, chiedono di essere inseriti al San Rafael per ricevere un’assistenza completa che la scuola  garantisce con un team multidisciplinare di professionisti composto da: 13 insegnanti di educazione speciale e pedagogia terapeutica, 1 logopedista, 2 fisioterapisti, 1 orientatore, 1 specialista in psicomotricità, 3 assistenti clinici, 2 medici di riabilitazione e 1 assistente sociale. Ci racconta l’esempio di un ragazzino portatore della sindrome di Down che, sottoposto alla forte pressione del lavoro in una scuola normale, è peggiorato notevolmente, sia a livello cognitivo sia comportamentale, tanto che la famiglia ha chiesto l’inserimento nel Collegio, dove sta lavorando con serenità e la sua autonomia sta notevolmente migliorando.

Sicuramente il concetto di integrazione è molto lontano da come lo viviamo noi in Italia, ma l’assistenza che viene data agli allievi e alle loro famiglie al San Rafael è indubbiamente di un livello eccellente, offrendo in un unico luogo la scuola e l’assistenza psicologica (anche ai genitori per prepararli alla tragica perdita di un figlio), medica e riabilitativa. Marisol ci mostra le aule speciali che si adattano ai piccoli gruppi di allievi e, in particolare, siamo colpite dalla sala cromoterapia, una piccola stanzetta arredata da un solo pouf in un angolo, profumata di olio essenziale di lavanda, illuminata da una tenue luce azzurra, decorata da un quadro con colori pastello sul blu e inondata da una dolce musica New Age che riproduce le onde del mare. Nella sua semplicità, la sala è uno spazio molto importante per il San Rafael e, appena entriamo, capiamo subito il motivo: un senso di benessere sensoriale e calma è immediato! La sala viene, infatti, utilizzata proprio per gestire i diversi stati emozionali, per calmare l’ansia, le crisi di panico, i momenti di forte tensione e conflitto e i comportamenti aggressivi in ragazzini autistici e non. Gli effetti benefici della sala hanno un’evidenza scientifica provata e, per questo, viene anche utilizzata a scopo preventivo, per far percepire cosa s’intende per “benessere”: gli allievi chiedono loro di andare nella stanza per sentirsi bene! Ci viene subito in mente un modo per far tesoro delle buone prassi appena osservate e pensiamo al progetto di ristrutturazione della vecchia infermeria della scuola in una sala cromoterapia, per gestire i momenti di tensione emozionale che spesso dobbiamo affrontare nella quotidianità scolastica.

La visita si conclude molto tardi, perché il confronto di opinioni sul concetto di integrazione è ricco: Marisol concorda con noi che la Spagna non si è ancora mossa nella direzione di una vera integrazione, ma ribadisce con convinzione che il loro modello educativo è quello di una scuola che si adatta all’alunno e non viceversa e che è in grado di garantire un maggiore successo formativo della persona.

Lasciato il San Rafael, ci dirigiamo subito al Parque de las Ciencias, il primo museo scientifico interattivo in Andalusia, con una superficie di oltre 70.000 m2. Dalla sua apertura nel 1995, è oggi il museo più visitato dell’Andalusia e offre così tanti spazi espositivi e sale tematiche sui fenomeni fisici, sul pianeta, l’effetto serra. Purtroppo non riusciamo a visitarne che una piccola parte! All’ora del tramonto saliamo sulla torre di osservazione alta 50 m, che è un luogo spettacolare per una vista a 360° sulla città e i suoi dintorni.

29/11/19

Ultimo giorno di attività di job shadowing. Alle ore 8.30 Susy ci attende fuori dall’hotel con il taxista Roberto per portarci a visita l’ultima struttura del nostro viaggio: il Centro Privado Purisima Concepción.

La struttura, ristrutturata da un anno, collocata in una zona periferica della città, è modernissima ed enorme, costituita da diverse palazzine, con giardini, un orto, un centro sportivo con piscine con idromassaggio (al chiuso e all’aperto) e una palestra multifunzione. Comprende infatti: un collegio per l’educazione speciale, tre residenze, una per i minori, una per adulti e una per i disabili psichici (dall’aspetto di un vero e proprio carcere perché isolato dal resto della struttura da un’alta cancellata e ogni sezione è chiusa a chiave, per proteggere e gestire i casi più complicati di persone con forti turbe comportamentali ), due centri occupazionali, due unità diurne e un centro di collocamento speciale.

Ci accoglie in modo molto amichevole la psicologa Salus con alcune persone dello staff (Iolanda, responsabile del corso occupazionale, Andres, Ildefonso e Rosa, un’ospite della struttura divenuta formatrice di cani per il percorso di pet teraphy). Salus ci racconta una breve storia della fondazione Purísima Concepción, che nacque da una semplice congregazione di suore ospedaliere, fu fondata nel 1881 da San Benito Menni, insieme a María Josefa Recio e María Angustias Jiménez, e oggi opera in 27 paesi in Europa, America, Africa e Asia. La Fondazione di Granada è stata creata nel 1963 e si occupa di offrire un’assistenza completa, umana, educativa e riabilitativa, in modo personalizzato, a tutte le persone con bisogni educativi speciali, anche di natura psichica.

Cosa ci colpisce di nuovo è la presenza di un team di professionisti estremamente specializzati, che credono fermamente che una struttura appositamente creata per studenti con bisogni educativi speciali possa portare a risultati migliori e valorizzare al massimo le loro capacità e possibilità di sviluppo, rispetto al percorso in una scuola normale. Questa idea guida l’intero processo educativo e le nostre perplessità sono sempre le stesse: l’integrazione non esiste. Senza dubbio, un tipo di assistenza così attenta alle esigenze individuali, un modello curricolare eterogeneo, l’adattamento della metodologia, della ricerca e dell’innovazione sono essenziali, ma notiamo con amarezza che molti ragazzi iniziano il loro percorso formativo da bambini nella struttura e trascorrono tutta la loro esistenza sempre nello stesso posto, senza mai integrarsi nella società.

Salus ci porta poi a visitare la struttura, partendo dalla scuola che dispone di  17 unità di istruzione speciale, di cui 13 per l’istruzione di base / primaria e 4 per il programma di formazione per la transizione verso il mondo degli adulti e del lavoro. Gli studenti vengono seguiti dall’età di 3 al 21 anni da un team interdisciplinare formato da: insegnanti di educazione speciale, insegnanti di lingua, psicologi, fisioterapisti, terapisti psicomotori, assistenti educativi, infermieri, assistente sociale e IT.

Gli ambienti sono avveniristici, attrezzati con materiale multimediale, visitiamo le piscine, le palestre di fisioterapia e psicomotricità, i cortili con area giochi e circuiti e, in particolare, siamo colpite da una sala di stimolazione multisensoriale, chiamata sala Snoezelen. Il termine fu coniato più di 30 anni fa dai pionieri di questo metodo, 2 olandesi, e il nome curioso deriva dall’unione di due vocaboli olandesi, ovvero “snuffelen” (annusare) e “doezelen” (sonnecchiare). La fusione dei 2 concetti, stimolo e rilassamento, rappresenta il cuore di questo ambiente che aiuta a fermarsi e a trovare del tempo per sé. Queste sale sono molto conosciute negli ambienti di apprendimento in Germania e Olanda, e sono spazi accoglienti e distensivi, arricchiti di stimoli di tipo sensoriale per favorire il rilassamento. Come la sala si cromoterapia del centro San Rafael, questa sala ci ispira a trasformare la nostra vecchia infermeria in un luogo di rilassamento e benessere.

La visita continua per circa 3 ore e conosciamo tutte le fasi di formazione che attraversano gli allievi: dall’EBO, periodo di addestramento base di carattere obbligatorio, con il primo, secondo e terzo ciclo di formazione, al PFTVA, il periodo di formazione per il passaggio alla vita adulta e lavorativa.

All’interno della fase PFTVAL, visitiamo i laboratori di confezione industriale, di ceramica e di arte, una lavanderia e osserviamo docenti e allievi al lavoro, per acquisire l’autonomia personale nella vita quotidiana e competenze e abilità lavorative.

La nostra esperienza al centro è davvero toccante emotivamente per la vista di molti gravi casi di disabilità fisica e psichica, e cosa ci stupisce è, nonostante tutto, il bel clima che si respira e la serenità che si legge sui volti degli ospiti della struttura e sullo sguardo amorevole del personale che si dedica anima a corpo ad assistere quotidianamente nella loro crescita bambini e adulti bisognosi.

Conclusa la visita ci dirigiamo velocemente in centro città per riuscire ancora a visitare la splendida cattedrale di Granada e la Cappella Reale per poi avviarci al monastero certosino di Cartuja, su un’altra delle colline che circondano Granada, a circa 3 km dal centro storico. Si tratta di uno dei monasteri più splendidamente decorati della Spagna, mentre l’esterno del monastero ha un aspetto piuttosto sobrio. Il monastero fu abitato fino al 1835 dai certosini che vivevano come eremiti all’interno del monastero ed erano noti per essere estremamente rigorosi nella loro dottrina.

La giornata è stata intensa e ci avviamo verso l’albergo scendendo lungo la collina attraverso i giardini del bellissimo nuovo campus universitario, che comprende atenei di materie scientifiche e residenze per studenti con strutture sportive

30/11/19

Giornata di partenze! La dirigente lascia Granada nel cuore della notte per raggiungere Torino in mattinata e poter presenziare alla giornata dell’open day nel pomeriggio. Il resto del gruppo approfitta della splendida giornata per godere ancora del tepore spagnolo e passeggiare tra i vicoletti dell’Albayzin o inerpicarsi sulla collina del Sacromonte, il quartiere gitano della collina di Valparaiso, dove si racconta nacque il flamenco. Il Sacromonte è uno dei quartieri più affascinanti di Granada e dell’intera Spagna e cosa ci ha tolto letteralmente il fiato, oltre la ripida salita, è stata la vista sorprendente a 360° su tutta la città e sull’Alahambra.

Lungo la faticosissima salita del cosiddetto Camino del Sacromonte, prima di raggiungere l’Abbazia, si trovano la maggior parte delle case cuevas del quartiere gitano, lunghe e strette e scavate nel cuore della collina andalusa.

La nostra esperienza di mobilità si è conclusa e, a malincuore, lasciamo la magica e misteriosa città di Granada in taxi alle ore 13.30. Torino ci attende alle ore 21.00 in un clima gelido, quasi polare, ma le immagini, colori, profumi, emozioni e i ricordi di una bella settimana trascorsa in compagnia (oltre ai 120 km fatti a piedi!) ci hanno ricaricate di energia per un nuovo rientro a scuola lunedì!

Prof. Silvia Pittavino